Lunar Exploration Suit, Model MK 1

La strada dell’esplorazione spaziale, come tutte le avventure umane, è lastricata di difficoltà e spesso di fallimenti. A volte vanno in fumo anni di progettazione e miliardi di dollari (o di euro, yen, rubli eccetera) per errori che appaiono, col senno di poi, a dir poco incredibili. Il pensiero va subito al Mars Climate OrbiterLink esterno, bruciato 11 anni fa subito dopo essere entrato nell’atmosfera di Marte, perché sceso a una quota di soli 57 chilometri dalla superficie marziana invece dei 140-150 previsti per orbitare in sicurezza. L’errore fu dovuto a una mancata conversione dal sistema anglosassoneLink esterno al sistema metrico decimaleLink esterno: nessuno si era accorto che i razzi che regolavano la discesa aspettavano l’input in unità del sistema metrico, cioè in Newton, mentre il software utilizzato per calcolare la spinta necessaria usava la libbra-forza del sistema anglosassone, pari a 4,45 Newton.

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"Molti studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla."

— Bertrand Russell

"Eternity is really long, especially near the end."

— Woody Allen

"È sbagliato pensare che chi dice le bugie sia uno che distorce la realtà per ottenere malignamente qualcosa che non gli spetta. Certo, ci sono anche questi, ma sono una minoranza e quasi tutti radunati in Parlamento."

— Astutillo Smeriglia, “Le bugie hanno il cervello piccolo”

Quanto siamo piccoli, visti dallo spazio!

La Terra e la Luna visti dall'orbita di Mercurio
Credit: NASA/JHU APL/CIW

La sonda MESSENGERLink esterno della NASA, in missione intorno a MercurioLink esterno, ha fotografato tre mesi fa la Terra e la Luna, dalla sua posizione prossima al Sole. Il nostro pianeta è il pallino luminoso in basso a sinistra, che brilla di luce solare riflessa. La Luna è il pallino più piccolo, visibile sulla destra della Terra.

Impossibile guardare quest’immagine e non riflettere su quanto noi umani - a dispetto delle roboanti (e infantili) pretese di molte religioni - siamo piccoli e insignificanti nell’Universo, relegati su un modesto pianeta che, già da pochi milioni di chilometri di distanza, diventa un indistinto punto luminoso, nel quale continenti, oceani, mondi animali e vegetali, storie e drammi umani scompaiono, per fare posto alla nera e sconcertante immensità dello spazio. Riflettere sull’importanza delle dimensioni e delle proporzioni sarebbe un salutare bagno di umiltà per politici, calciatori, attori e, soprattutto, capi religiosi.

Fonte: Astronomy Picture Of the DayLink esterno (APOD) del 1° settembre 2010.

Saturno e gli anelli come fili di ragnatela

Saturno
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute

In questa meravigliosa immagine scattata dalla sonda CassiniLink esterno il 18 luglio 2009, gli anelli proiettano sulla superficie di SaturnoLink esterno un’ombra che appare come una sola striscia sottile. Ciò accade quando gli anelli sono disposti di taglio rispetto al Sole e cioè soltanto nel breve periodo dell’equinozioLink esterno, che si verifica una volta ogni quindici anni terrestri o poco meno.

Durante gli equinozi, la geometria mostrata dai giochi di luci e ombre cambia completamente nel sistema di Saturno. Le ombre proiettate da superfici piatte come gli anelli si assottigliano, mentre tutto ciò che emerge verticalmente proietta lunghe e suggestive ombre. Gli anelli stessi appaiono molto più scuri del solito, tanto che in questa immagine la loro luminosità è stata aumentata digitalmente di 9,5 volte, allo scopo di renderli più visibili. L’emisfero sud del pianeta appare in basso a destra attraverso i “fili” trasparenti dell’Anello D.

L’immagine è stata scattata da una distanza approssimativa di 2,1 milioni di chilometri da Saturno, mentre Cassini si trovava a circa 30 gradi sopra il piano degli anelli. Il livello di dettaglio è pari a 122 km per pixel.

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Fonte: Narrow BandLink esterno, PIA 12708 del 27 agosto 2010.

Un luogo affollato: il centro della Via Lattea


Immagine annotata del centro galattico. Credit & Copyright: Jamie Fernandez

Il cielo verso il centro della nostra GalassiaLink esterno è colmo di una grande varietà di meraviglie celesti, molte delle quali sono facilmente visibili con un comune binocolo, purché da una località con un cielo sufficientemente nero.

SagittarioLink esterno, BilanciaLink esterno, ScorpioneLink esterno, ScudoLink esterno e OfiucoLink esterno sono tutte costellazioni prossime al centro galattico. Tra le nebulose visibili nell’immagine vi sono gli oggetti del catalogo di Messier M8Link esterno, M16Link esterno e M20Link esterno, la nebulosa PipaLink esterno e la Zampa di GattoLink esterno. Tra gli ammassi stellari aperti sono visibili M6Link esterno, M7Link esterno, M21Link esterno, M23Link esterno, M24Link esterno e M25Link esterno. C’è anche l’ammasso globulare M22Link esterno. Tra M7 e M8, un buco nella cortina di polveri della Via Lattea rivela una brillante regione ricca di stelle lontane, nota come la Finestra di BaadeLink esterno.

Fonte: Astronomy Picture of the DayLink esterno del 31 agosto 2010.

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SDSS Data Release 7

L’ultima versione della Sloan Digital Sky Survey mappa un quarto dell’intero cielo e fornisce un database liberamente consultabile, comprendente immagini e informazioni su milioni di oggetti celesti.

Mercurio, un po’ inferno e un po’ no

Diciamo la verità, MercurioLink esterno non è un posto dove si vorrebbero trascorrere le proprie vacanze. Privo di atmosfera, arido che più non si può, butterato come la Luna da una miriade di crateri, soffocato dalla presenza imponente del Sole vicinissimo (al perielioLink esterno, meno di un terzo della distanza Terra-Sole), soggetto a escursioni termiche impressionanti (da −183 °C a 427 °C): Mercurio è un luogo che potremmo a buon diritto definire “infernale”.

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1° agosto 2010: giornata campale sul Sole

Dopo un lungo minimo, il Sole pare ora sprizzare energia (letteralmente) da tutti i “pori”. Il 1° agosto buona parte dell’emisfero rivolto verso la Terra è stata attraversata da una tumultuosa attività. Un brillamentoLink esterno di classe C3 (l’area bianca nella parte superiore sinistra dell’immagine), uno tsunami solare (la struttura simile a un fronte d’onda, in alto a destra), molteplici filamenti di magnetismo che si sollevano dalla superficie stellare, ondeggiamenti su larga scala della corona, violente emissioni radio, un’eruzione coronale di massaLink esterno: tutto ciò e altro ancora, in un’unica giornata.

La magnifica immagine composita del Sole in eruzione è stata acquisita dal Solar Dynamics ObservatoryLink esterno (SDO) nell’estremo ultravioletto, alle frequenze di 211, 193 e 171 Angstrom. I colori mappano differenti temperature solari, in una gamma compresa tra ~1 e 2 milioni di gradi K.


Credit: NASA/SDO/AIA

Fonte: Activity from Aug. 1 CME SubsidesLink esterno, NASA, 6 agosto 2010.

Aurore boreali prodotte dall’eruzione solare del 1° agosto

Cominciano ad affluire su YouTubeLink esterno le registrazioni delle aurore boreali generate dalle particelle cariche che hanno investito l’atmosfera terrestre tra il 3 e il 4 agosto, in seguito all’eruzione solareLink esterno che si è verificata il 1° agosto scorso, dopo un lungo periodo di calma della nostra stella.

Il primo filmato dei due riportati di seguito è stato realizzato in Lettonia, il secondo in Norvegia.

L’incredibile spettacolo offerto dalle Galassie Antenne

L’immagine composita presentata più sotto è realizzata unendo i dati acquisiti da tre diversi telescopi spaziali: ChandraLink esterno nei raggi X, SpitzerLink esterno nell’infrarosso e HubbleLink esterno nelle frequenze del visibile. Le Galassie AntenneLink esterno sono due galassie interagenti, identificate con le sigle NGC 4038 e NGC 4039, che hanno iniziato a collidere oltre 100 milioni di anni fa. Il processo è tuttora in corso e genera nell’oggetto risultante dalla fusione una furiosa attività di formazione stellare. Esplosioni di supernova fecondano la regione con ossigeno, ferro, magnesio e silicio, elementi pesanti che saranno incorporati nelle nuove generazioni di stelle. La distanza dalla Terra delle due galassie è stimata, secondo i nuovi calcoliLink esterno basati sulle osservazioni di Hubble, in 45 milioni di anni luce (circa 20 milioni di anni luce in meno della precedente stima). L’immagine copre un’area di 4,3 arcominuti.


Credit: X-ray: NASA/CXC/SAO/J.DePasquale; IR: NASA/JPL-Caltech; Optical: NASA/STScI

I nuclei fusi delle due galassie appaiono nell’immagine come gemme multicolori, ma ciascun colore è ascrivibile a una fonte differente: il blu a Chandra, il rosso a Spitzer, l’oro e il marrone a Hubble.

Le Galassie Antenne prendono il nome dai lunghi filamenti curvilinei srotolati in direzioni opposte da ciascuna delle due galassie, per effetto delle forze di mareaLink esterno prodottesi nella collisione. I filamenti sono ben visibili nell’immagine in campo lungo riprodotta qui di seguito.

Le galassie Antenne
Credit: Digitized Sky Survey

Fonte: Antennae: A Galactic SpectacleLink esterno, Chandra Release del 5 agosto 2010.

Senkyo, oscura regione di Titano

L’immagine qui di seguito mostra una vista complessiva di TitanoLink esterno (5.150 km di diametro), la maggiore delle lune di Saturno. La faccia visibile, con il Nord in alto ruotato di 9 gradi a sinistra, è quella che guarda verso Saturno. La sonda CassiniLink esterno, che ha acquisito l’immagine l’8 aprile 2010 con la camera ad alta risoluzione usando un filtro per il vicino infrarosso, si trovava all’epoca a una distanza approssimativa di 2,1 milioni di km da Titano. Il livello di dettaglio è di 12 km per pixel.

Titano
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute

Sono visibili nell’immagine la regione chiamata Senkyo (la zona oscura sulla destra), la regione di Aztlan (sulla sinistra, leggermente curvata sotto l’equatore) e, a nord di Aztlan, la regione chiamata Fensal. La zona luminosa a sud di Aztlan è chiamata Tsegihi.

L’immagine seguente mostra in dettaglio l’oscura regione di Senkyo.

La regione Senkyo di Titano
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute

Quest’immagine è stata acquisita dalla sonda Cassini il 12 ottobre 2009, da una distanza di circa 296.000 km. È centrata su una superficie posta a 1 grado di latitudine sud e 345 gradi di longitudine ovest. Il nord di Titano è in alto, ruotato di 10 gradi sulla destra. Il livello di dettaglio è di 2 km per pixel.

Fonti: PIA12655: Titan’s Dark SenkyoLink esterno (15/6/2010); PIA11636: Details of Dark SenkyoLink esterno (2/12/2009).

SN 1987A, una supernova in 3D

Studiando la supernova SN 1987ALink esterno con lo strumento SINFONILink esterno del Very Large TelescopeLink esterno, gli astronomi dell’ESOLink esterno hanno ottenuto per la prima volta un’immagine tridimensionale che mostra in che modo si è propagato il materiale più interno espulso dalla supernova. I risultati ottenuti sono in accordo con i modelli informatici più recenti e indicano un’esplosione estremamente potente ma chiaramente asimmetrica.

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